lunedì 13 luglio 2009

G8: Un successo da avanspettacolo

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di Severo Bruno


Il G8 non era ancora finito e già le trombe dei creatori di consenso cominciavano a diffondere l'idea del “successone” della manifestazione.

Prima di aderire o meno a questa interpretazione, vediamo di che si vuol parlare.

Nel merito dei problemi sul tappeto, i risultati non sono stati un successo, ma vanno considerati invece del tutto modesti. A cominciare dai miliardi per l'Africa, promessi venti invece dei cinquanta attesi, mentre ancora non sono state versate le somme promesse da circa dieci anni; anche l'accordo sul clima, con Cina e India non impegnate, con una scadenza al 2050, ha tradito anche le più pessimistiche aspettative.

Non ci sono state nuove regole per il commercio mondiale, malgrado il protezionismo strisciante emerso durante la crisi, né sono state fissate nuove procedure per i mercati finanziari salvo l'impegno di riparlarne prossimamente. Come si vede, questo G8 non sarà ricordato per le decisioni prese, ma forse soltanto per gli sforzi di protagonismo del nostro premier.

Allora, di quale successo si vuol parlare? Forse dello spettacolo mandato in onda senza limitazioni di spese?
Indubbiamente l'Aquila è stata una quinta preziosa, il luogo dove tutto è riuscito, dove l'organizzazione ha trionfato, dove però le rovine, i crolli e la gente nelle tende sono stati lo sfondo doloroso del successo, così come inteso da pubblicitari navigati.

Ma quanto è costata questa “ location”, e non solo da un punto di vista umano? E i lavori a La Maddalena, avviati e quasi completati inutilmente?

Se avessimo evitato una simile spesa, forse ci saremmo potuti risparmiare il mortificante appello del ministro della Cultura per ottenere donazioni per le nostre Belle Arti abbandonate. Che io ricordi, è la prima volta che questo succede, non c'è da esserne fieri.

Come non c'è da rallegrarsi per il doppio binario della nostra politica estera, che nel G8 sottoscrive impegni a favore di stati poveri ed è contemporaneamente costretto a giustificare il mancato rispetto di quelli già presi e non adempiuti ( “... a causa del terremoto...”), oppure combatte in Europa una guerra contro ogni limitazione delle emissioni industriali e poi nel corso del G8 sottoscrive un accordo sul clima che quelle limitazioni presuppongono.

Del G8 italiano rimangono memorabili le cronache del tg1 ( i “Grandi della Terra” ripetuta a ogni piè sospinto, vera linea editoriale), la missione segreta di Bruno Vespa, presidente della terza camera, il corto circuito di Berlusconi assimilatosi al Padrone del Paese (...”l'occhio del padrone...”) e la vignetta di Giannelli su Berlusconi nelle scarpe con tacco di Michelle.

Ebbene, se si parla di successo dello spettacolo, condivido il giudizio, tutto si è svolto come una bella crociera, con buona cucina e tanti gadgets, oltre ovviamente un meraviglioso, pervasivo, intrattenitore.

Il giudizio è poi facilitato dal senso di sollievo provato dagli ospiti e dai cittadini italiani a manifestazione finita, gli uni preoccupati dalle cattive frequentazioni del premier, gli altri dalle sue imprevedibili improvvisazioni.

Malgrado la bella confezione luccicante, considerata l'attenuante costituita dalla assenza di Apicella, mi sento di concludere, però, che la manifestazione ha fatto guadagnare agli aspiranti statisti solo pochi punti, decisamente insufficienti, e che gli unici che ne sono usciti vittoriosi sono stati i cittadini attendati, lasciati senza diritto di parola.

Severo Bruno
tuscia web Viterbo - 13 luglio 2009 - ore 3,30

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