RIFIUTI. I magistrati della Capitale aprono un
fascicolo per stabilire se l’invaso più grande d’Europa abbia provocato
la morte di 4 persone per neoplasie. Bonelli, Verdi: «Un atto
opportuno».
La procura di Roma ha aperto un’inchiesta per stabilire se
l’inquinamento provocato dalla discarica di Malagrotta abbia provocato
la morte per tumore di quattro persone. In realtà i fascicoli sul tavolo
procuratore aggiunto Roberto Cucchiari e del pubblico ministero Alberto
Galanti che indagano sulla discarica più grande d’Europa (240 ettari)
sono due. Il primo è per lesioni gravi (punito con la reclusione da 3 a 7
anni) ed è stato aperto sulla base di decine di esposti presentati da
cittadini che denunciano di essersi ammalati di cancro a causa delle
esalazioni dell’impianto di smaltimento che avrebbe quindi «messo in
pericolo la vita della persona offesa». Il secondo ipotizza invece il
reato, ben più grave, di omicidio colposo (fino a 15 anni) e deriva
dalle denunce presentate dai familiari di quattro persone morte di
cancro. Tre delle vittime abitavano infatti nella zona, mentre una
quarta aveva lavorato proprio presso il gassificatore di Malagrotta del
Colari di Manlio Cerroni.
I magistrati della Capitale hanno riscontrato nei 4 casi un denominatore
comune: la morte è arrivata in tempi brevi, a pochi mesi dalla diagnosi
di cancro. Quanto basta per disporre una consulenza epidemiologica che
dovrà chiarire se esiste un nesso casuale tra le patologie dei residenti
e l’impianto di smaltimento di Malagrotta che potrebbe essere ordinata
già nei prossimi giorni. Il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, parla
di «un atto opportuno che speriamo porti a fare chiarezza, visto che per
Malagrotta abbiamo proposto la dichiarazione di “area di crisi
ambientale” votata dal Consiglio regionale ma non ancora approvata dalla
giunta Polverini».
Sulla stessa linea anche Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente
Lazio: «Se la procura arriva ad aprire un fascicolo si conferma la
situazione ambientale molto seria di quella zona che se si possono
addirittura correlare con la morte di persone, si aprono scenari
raccapriccianti che sia noi che l’Agenzia regionale per la protezione
dell’ambiente avevamo denunciato più volte». Il riferimento è alle
analisi delle falde acquifere condotte dall’Arpal tra febbraio e maggio
2010 in 61 punti, il cui verdetto non lascia spazio a interpretazioni:
continuamente «sforati» i limiti di sostanze pericolose come ferro,
manganese e nichel, mentre in alcuni prelievi l’arsenico e il benzene
superano addirittura di 30 volte i limiti di legge. Del resto quella
discarica è fuorilegge.
Doveva chiudere il 31 dicembre 2007, perché la normativa europea vieta
da oltre un decennio di buttare i rifiuti dentro un fosso senza prima
trattarli, creando miasmi e percolato. Invece, di proroga in proroga, è
ancora aperta. Il risultato è che l’invaso come ha accertato l’Arpal sta
inquinando la falde acquifere della Capitale. Tanto che «per il
superamento di Malagrotta», che tradotto significa chiudere l’impianto e
individuare un sito alternativo, il Consiglio dei ministri ha nominato
lo scorso 22 luglio il prefetto Giuseppe Pecoraro commissario
straordinario. Proprio quest’ultimo ora mette le mani avanti:
«Malagrotta esiste da quarant’anni e volete che risolva i problemi in
due giorni. Sto studiando, fatemi studiare con calma perché la questione
è molto delicata», ammette Pecoraro.
Ieri mattina la Federazione della sinistra ha inoltre tenuto un flash
mob davanti allo Sportello tariffa dell’Ama, l’azienda di igiene urbana
di Roma. Gli attivisti hanno coperto la targa di ingresso con un
cartello con su scritto “Sportello Cerroni”. Per Fabio Alberti,
portavoce romano della Fds, l’obiettivo è «richiamare l’attenzione sul
fatto che l’Ama fa gli interessi di Cerroni e non dei cittadini ed è
fuorilegge perché non rispetta le normative sulla raccolta differenziata
e il riciclo, inviando in discarica più rifiuti del necessario».
http://www.terranews.it/news/2011/09/boom-di-tumori-malagrotta-la-procura-avvia-un%E2%80%99inchiesta