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martedì 17 gennaio 2012

NAUFRAGIO CONCORDIA, DISPERSI: SONO 40 NELLA LISTA SEGRETA


Tragedia infinita; sono ancora quaranta le persone che risultano disperse: un dramma ulteriore per le famiglie che stanno raggiungendo da tutto il mondo l’isola del Giglio per ottenere informazioni sui loro cari.
Nascosta per giorni, è bufera. Ieri un corpo recuperato e un altro avvistato: i morti accertati salgono a 7
GRAZIA LONGO
inviata a grosseto
Se finora ci siamo arrovellati sul perché il comandante della nave affondata di fronte all'isola del Giglio non abbia lanciato in tempo l'allarme, oggi abbiamo un altro inquietante interrogativo.

Perché la Costa Crociere ha fornito un elenco incompleto dei dispersi? Il comunicato ufficiale della compagnia indica 16 persone scomparse.

Non è così. Non è questa la verità. La lista in mano all'unità di crisi coordinata dal prefetto Giuseppe Linardi contiene quaranta nomi. Avete letto bene: quaranta, di cui dieci sono italiani. E la Procura guidata da Francesco Verusio sta indagando sui dati forniti dalla Costa.


E allora perché i numeri diffusi sono molto più bassi? Per non creare allarmismi? La domanda sfiora il paradosso e l'assurdo. Quasi quanto è difficile comprendere che cosa si nasconda veramente dietro il comportamento del comandante Francesco Schettino, in carcere con l'accusa di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e abbandono della nave.

lunedì 12 dicembre 2011

Imprenditore suicida a Padova:oberato dai debiti le banche chiedevano il rientro


L'uomo, 43enne si è tolto la vita con un colpo di pistola nel suo ufficio all'interno dell'azienda. Lo ha ritrovato un dipendente

Padova12 dic. (TMNews) - Ha lasciato un biglietto indirizzato alla famiglia con su scritto: "Scusate ma non ce la faccio più", poi ha puntato la pistola alla tempia e si è ucciso. Il suicida è un imprenditore, titolare della Eurostrade 90 snc di Peraga diVigonza(Padova). L'uomo, un 43enne, si è ucciso nel suo ufficio all'interno dell'azienda. Da quanto si è appreso, l'imprenditore era oberato dai debiti e negli ultimi mesi avrebbe tentato, inutilmente, di riscuotere 200 mila euro di crediti. Una situazione che era precipitata quando l'imprenditore, a causa della crisi, aveva messo in cassa integrazione sette dipendenti. Le pressanti richieste da parte delle banche di rientrare con i finanziamenti concessi, lo ha inevitabilmente gettato nell'angoscia e nello sconforto.

 Il 43enne lascia oltre alla moglie, anche due figli. E' stato proprio un dipendente a scoprire il corpo senza vita dell'uomo, inutili i soccorsi. Sul caso dell'imprenditore padovano è intervenuto con una nota il presidente del Veneto, Luca Zaia che ha sottolineato che, quella del 43enne è "un'altra morte che sconvolge, un altro forte richiamo al Paese". "Non conosco la vicenda personale dell'imprenditore padovano - ha proseguito Zaia - ma quello che è accaduto testimonia che la difficoltà di un'azienda qui nel Veneto viene spesso avvertita come un problema profondo, della stessa esistenza. Questo deve indurci a chiedere a noi tutti, alle istituzioni e alla politica, se stiamo dando le risposte giuste, non solo in termini di analisi meramente economica che pure sono ineludibili - ha concluso il governatore - ma anche umana".
http://notizie.virgilio.it/notizie/cronaca/2011/12_dicembre/12/imprenditore_suicida_a_padova_era_oberato_dai_debiti,32785732.html?pmk=rss

CROLLA PALCO JOVANOTTI: MUORE OPERAIO 12 FERITI DI CUI 3 GRAVI


una dozzina i feriti, tre dei quali gravi, ma il bilancio con le ore potrebbe aggravarsi

Crolla palco Jovanotti, muore operaio.Incidente al PalaTrieste. Lo show era in programma lunedì sera


Jovanotti in una foto di archivioJovanotti in una foto di archivio
TRIESTE - È di un morto e almeno dodici feriti il bilancio del crollo di un'impalcatura all'interno del PalaTrieste, dove lunedì sera si sarebbe dovuto svolgere il concerto di Jovanotti. L'incidente è avvenuto intorno alle 14. Alcuni degli operai, almeno tre, sarebbero in condizioni molto gravi.
I SOCCORSI - Una ventina di tecnici stava montando il palco con l'impianto luci e gli amplificatori quando è avvenuto il crollo. Sul posto sono intervenuti i soccorsi che hanno trasportato all'ospedale gli operai feriti e la polizia che sta cercando di ricostruire la dinamica dell'incidente. Stando alle prime testimonianze, l'impalcatura si è come «accartocciata» su se stessa. Gli operai che stavano ultimando i ultimi lavori necessari per il corretto funzionamento della struttura, sono stati investiti dal crollo e alcuni di essi sono rimasti incastrati tra i tubi di acciaio.
Corriere della Sera Redazione Online 12 dicembre 2011 | 14:54

venerdì 10 dicembre 2010

SARAH, LETTERA DI SABRINA A "QUARTO GRADO"



Caso Scazzi: Sabrina Misseri scrive a 'Quarto Grado', sono sola e innocenteCronaca

Roma, 10 dic. - (Adnkronos) - "Io sono innocente e nessuno riesce a capire che non ho commesso nessun omicidio: per quale motivo avrei dovuto fare una cosa del genere?". Lo afferma Sabrina Misseri in una lettera inviata al programma di Retequattro 'Quarto Grado', che verra' mostrata questa sera nella trasmissione di prime time.

''Grazie per questa possibilita' che mi avete dato -esordisce la missiva di Sabrina- e per la solidarieta' televisiva che sto ricevendo, perche' ormai sono sola. Tutti mi danno addosso senza sapere nulla di me, della mia vita, delle mie abitudini, del mio modo di essere e di pensare e che mai avrei commesso questa atrocita', perche' ho sempre agito per il bene di Sarah e di mia zia Concetta. Tutto quello che ho fatto e' stato solo per amore nei loro confronti perche' volevo ritrovarla al piu' presto".

venerdì 10 aprile 2009

L'AQUILA, PROCESSO SCIACALLI:ASSOLTI I 4 RUMENI, NON AVEVANO RUBATO NULLA

ASSOLTI 4 ROMENI DA TENTATO FURTO


L'Aquila, 10 apr. - (agi news) Come prevedibile, dopo la richiesta di assoluzione dello stesso pm, il giudice Giuseppe Romano Gargarella ha assolto dall'accusa di tentato furto aggravato i quattro romeni fermati questa mattina a San Quirico d'Ocre, oggetto del primo processo per direttissima contro presunti sciacalli istituito a L'Aquila dopo il terremoto. Il giudice ha condannato solo uno dei quattro accusati, Daniel Vicu, 29 anni, a sei mesi (pensa sospesa) per la detenzione di arnesi da scasso rinvenuti nella sua auto. I carabinieri avevano scoperto questa mattina che Elena Vicu, 51 anni, si era introdotta nell'abitazione dell'anziano di cui era la badante prima che l'abitazione venisse sfollata per il sisma. La donna era entrata con le chiavi, mentre Stefania e Ian Popa, ed il figlio di Elena Vicu, Daniel, aspettavano fuori con degli arnesi da scasso custoditi nell'auto di quest'ultimo. Obiettivo dei quattro, secondo le prime ipotesi degli inquirenti, era di impadronirsi dei 100 mila euro che il proprietario della casa teneva custoditi sotto una mattonella. Tuttavia, in seguito alle indagini, si e' riscontrato che i soldi non sono stati toccati e che i gioielli trovati addosso agli accusati erano di loro proprieta': la sentenza ne ordina l'immediata restituzione. Si chiude cosi' il primo processo contro presunti sciacalli, anzi il primo in assoluto celebrato nel capoluogo abruzzese dopo il terremoto. Un segnale di ritorno alla normalita', sia pure in condizioni di fortuna: sede ricavata in un'ala della scuola ispettori della Guardia di Finanza di Coppito, la stessa dove questa mattina si sono tenuti i funerali solenni e di fatto unica struttura pubblica agibile in tutta L'Aquila. Atti giudiziari scritti a mano, avvocati avvertiti all'ultimo del luogo del processo (si era perfino ipotizzato un camper) e un inevitabile alleggerimento del protocollo. Ma il segnale di speranza rimane: "La notizia - ha detto il colonnello Paolo Carretta, comandante della Scuola ispettori - e' che si e' celebrato un processo, indipendentemente da assoluzioni o condanne. Le autorita' hanno dimostrato di poter controllare un territorio, la procura ha potuto lavorare, i difensori hanno svolto egregiamente il loro lavoro".

Terremoto: in 50.000 vivono in macchina davati alle loro case

La storia / Migliaia di sfollati hanno preferito non allontanarsi dalle proprie abitazioni
"Aspetto i controlli dei pompieri. Come mi trovano se mi allontano?"
Per cinquantamila un'auto come casa:"Restiamo qui a guardare i nostri muri"

dal nostro inviato JENNER MELETTI

Per cinquantamila un'auto come casa "Restiamo qui a guardare i nostri muri"

Un'anziana in auto
L'AQUILA - Palma dorme nella Panda, assieme a due figli grandi. Il marito Ivano dorme nell'utilitaria di fianco. "Lui russa e allora l'abbiamo esiliato". Uno spiazzo enorme, dietro il comando dei carabinieri. Vivono qui, quelli che resistono. "Almeno posso guardare la mia casa. E' quella là in fondo, la vede? La tengo sott'occhio, e così se arrivano i vigili per i rilievi, sono pronta. Non vorrei che passassero e non trovassero nessuno. Ci sono delle lesioni ma non sembrano bruttissime. Voglio sapere quando potrò tornare". Non è facile vivere da accampati fai da te. "Il bagno? Noi signore dobbiamo aspettare la sera, quando arriva il buio. Ci nascondiamo fra le auto. Si torna lì prima che sorga il sole poi, per tutto il giorno, si cerca di resistere". Donne e uomini che non hanno voglia di farsi assistere, perché hanno paura di finire su un treno che poi non si può fermare. "Ti mettono sotto una tenda - dice Aldo S., camionista - e poi in un container. Oppure stai in un albergo al mare e dopo ti mandano chissà dove. Così, senza che te ne accorga, ti trovi in un altro pianeta e non ricordi nemmeno la tua casa. La mia è quella lì, a due piani. Io vado a vederla anche di notte, due o tre volte. Le giro intorno, controllo che non ci siano facce strane in giro. Non ho certo dei tesori, in casa. Ma lavoro da 27 anni e i miei soldi li ho messi in quei muri".

Diciottomila gli uomini e le donne nelle tendopoli organizzate, almeno cinquantamila quelli che hanno solo una casa su quattro ruote. C'è chi non ha trovato posto, c'è chi nemmeno si sogna di "andare a dormire con persone che nemmeno conosco". Gianna C., cassiera in un supermercato, ha messo la sua Golf nel giardino di casa e racconta il "segreto" degli accampati. "Devi calcolare la distanza. Il palazzo dove abito è alto dieci metri e allora devi stare lontano almeno dieci metri. Ma devi calcolare anche l'altezza dei palazzi vicini". Un salto in casa, ogni tanto. "Sono al primo piano ma le gambe mi tremano. Sono salita tre volte, a prendere l'indispensabile. Sì, anche il caricatore del cellulare. In bagno? Vado nella tendopoli qui vicina e così, per qualche minuto, ricarico il telefonino". Auto da 60.000 euro e utilitarie, parcheggiate una a fianco dell'altra, tutte piene di coperte, maglie, giacconi, bottiglie d'acqua... All'Aquila la notte e l'alba sono fredde poi arriva un sole che picchia. "Ogni tanto accendo il motore, così mi scaldo. E ascolto la radio. Sembra di non essere soli".

Pasquale Di Roberto, 78 anni, dorme in una Duna del 1989. "L'ho comprata quattro anni fa, per mille euro. Il mio appartamento è in quella casa azzurra e gialla. Speravo di passarci anche gli ultimi due e tre anni della mia vita". Guarda la casa come fosse un figlio. "Per 25 anni ho pagato l'affitto all'Ina poi l'ho riscattata. E da allora pago tutti i lavori: i nuovi pavimenti, i marciapiedi, la facciata... Vede, io facevo l'ambulante, mia moglie era portantina in ospedale, abbiamo tirato su 5 figli. La casa è l'unico nostro bene. Sto qui per i pompieri. Come fanno a entrare a casa mia per i controlli se io sono lontano? Il cibo? Me lo portano queste due ragazze, che hanno le gambe buone e sono molto gentili. Vanno a prenderlo nella tendopoli di piazza d'Armi". Le "ragazze" sono due signore ucraine, Anna e Irina. "Siamo sorelle - dice Irina - e Anna è venuta ad abitare da me perché ha perso il lavoro. L'anziana che assisteva è stata portata subito a Bergamo, dai parenti. La mia casa sta marcendo. Si sono rotti i tubi dell'acqua e sui pavimenti ci sono spanne d'acqua". Anche loro hanno una casa a quattro ruote. "Di giorno diamo una mano a Pasquale, per stare in compagnia. Ma se continua così, torneremo in Ucraina, almeno per qualche mese. Tante altre sono già partite, soprattutto quelle che erano ancora clandestine e adesso ci sono poliziotti e carabinieri dappertutto. Ma se qualcuno chiede i documenti, basta dire: "Li ho lasciati in quella casa crollata". Che vadano loro, a prenderli".

Antonietta Ascani, 72 anni, entra ed esce dai tre negozi dei suoi tre figli, Gianfranco che ha la tabaccheria, Lucia con profumeria ed edicola, Giorgio che ha il bar. "La notte si sta in macchina e poi ci si mette al lavoro. Siamo stati i primi, ad aprire i negozi. Bisogna fare capire che non dobbiamo stare fermi. Io cerco di dare una mano ai figli. Qui in Abruzzo si diceva: "le lacrime per i morti sono lacrime perse". Lo dicevano i nostri vecchi per farsi coraggio dopo le guerre e le pestilenze. Ma io guardo sul giornale le facce di tutti quei giovani morti e mi viene da piangere. L'altra sera ero qui fuori, quando è arrivata la seconda grande scossa. Il terremoto è una serpe che cammina sottoterra, mi sembrava di sentirla sotto i piedi". Le tendopoli sono diventate il refettorio di tutti. "Anche noi andiamo lì. La casa non è agibile e comunque non c'è il gas: non puoi cucinare niente. Ci sono dei volontari del Friuli che sono cuochi bravissimi. Oggi ci hanno dato pasta asciutta e salsicce ai ferri".

Ha accettato una camera in un hotel di Giulianova, il signor Alfredo Cordeschi, 69 anni. "Ma ogni mattina torno qui, a vedere la mia casa. Vede, noi terremotati siamo trattati anche troppo bene. In albergo ci servono come i clienti normali e la gente ci è vicina. Stamattina mi sono fermato in un forno di Giulianova per comprare delle focacce da portare qui, agli amici terremotati come me. Quando ho tirato fuori i soldi la fornaia mi ha detto: "Siamo a posto così. Le porti su in fretta, che arrivano calde". Ma ogni volta che guardo la mia casa distrutta mi sento male. Non penso ad altro. Mi dico: dai Alfredo, con i pochi risparmi potrai comprarti una roulottina... E mi viene da piangere. E' terribile sapere che non potrai mai più dormire nella tua casa".

(10 aprile 2009)

Terremoto Abruzzo, l'emergenza dei cani perduti:Adottiamo temporaneamente un cane terremotato

L'unità di crisi veterinaria lancia un appello in tutta Italia ad adottare temporaneamente un cane terremotato.

Due numeri speciali di telefono: 340-1347340 e 347-5774850

Una decina sono stati già riconsegnati, tanti altri cercano ancora i padroniPer alcuni, che hanno perso i cari più vicini, l'animale è rimasto l'unico affetto
L'emergenza dei cani perduti"Vagano dalla notte del sisma"


da nostro inviato PAOLO G. BRERA

L'AQUILA - Abbaiano disperati tra i calcinacci dei vicoli, si aggirano sperduti sui monti di detriti. Hanno sete, hanno fame, non hanno più un padrone e rischiano di diventare aggressivi: nel dramma del terremoto c'è anche una grave emergenza veterinaria. Si aggrava ora dopo ora per le centinaia di cani perduti nella notte del sisma, e da allora dispersi e impauriti. "Abbiamo istituito un'unità di crisi veterinaria coordinata dall'istituto zooprofilattico di Teramo - spiega il responsabile per gli animali da compagnia, Paolo Dalla Villa - organizzata in tre sezioni per far fronte a tutti i problemi che si stanno creando. Ci occupiamo dei cani rimasti soli ma anche dei randagi; dei cani di quartiere che non hanno mai dato problemi ma non hanno più nessuno che li assista; degli animali abbandonati dalla gente già sfollata ma poi fuggita in condizioni di panico per le nuove scosse. Tentiamo di occuparci anche dei cani e dei gatti ancora intrappolati negli appartamenti, che devono essere salvati esattamente come gli esseri umani. Infine gestiamo il problema dell'igiene urbana veterinaria, degli animali rimasti accanto ai padroni nelle condizioni precarie delle tendopoli". Una decina di cani perduti è già stata riconsegnata ai proprietari. È il caso di 'Virgola': "Era rimasto solo su un terrazzo - racconta il responsabile nazionale dell'unità cinofila della Forestale, Lorenzo Tomagri - perché il proprietario quella notte era a Roma per lavoro. Siamo riusciti ad arrivare sul terrazzo, era un bel barboncino nero ma era molto agitato e ringhiava arrabbiatissimo. Con calma, con l'esperienza lo abbiamo preso e riconsegnato al suo proprietario". Una buona notizia, ma l'emergenza sta diventando più pressante ora dopo ora. "Durante e dopo ogni scossa - racconta ancora Dalla Villa - sono eccitati e disorientati, oppure restano paralizzati dalla paura. Sono molto sensibili, avvertono le scosse prima che arrivino, abbaiando disperatamente". Agitati, impauriti, assetati: rischiano di formarsi branchi e di diventare un pericolo.

Intanto, decine di persone si presentano al canile della Asl dell'Aquila consegnando il proprio animale: "Implorano che glielo tengano per un po', senza darlo in adozione perché torneranno a riprenderlo appena le condizioni di vita saranno meno dure".
Per questo l'unità di crisi veterinaria lancia un appello in tutta Italia ad adottare temporaneamente un cane terremotato.

Hanno istituito due numeri speciali di telefono: 340-1347340 e 347-5774850. Gli stessi numeri possono essere utilizzati anche da centinaia di proprietari che hanno smarrito il loro cane nella notte del sisma, e chiedono continuamente ai vigili del fuoco di accompagnarli nel centro storico devastato per ritrovarli. In molti casi quei cani sono già al sicuro, curati e ospitati in attesa che i padroni li richiedano. E' successo a Nicky, un chihuahua ferito nel crollo terribile che ha ucciso una coppia. "Era in condizioni critiche - racconta Dalla Villa - ed è stato soccorso dalla Croce rossa e mandato sulla costa pescarese, dove è stato curato da un veterinario di Silvi e riconsegnato il pomeriggio del giorno dopo al fidanzato della proprietaria, la ragazza che aveva perso entrambi i genitori". Quando gliel'hanno dato, lui li ha abbracciati: "Grazie... La mia ragazza non ha più nessuno, della sua famiglia ora le è rimasto solo lui".
(La Repubblica 10 aprile 2009)