Visualizzazione post con etichetta 19 novembre 2011. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 19 novembre 2011. Mostra tutti i post

sabato 19 novembre 2011

Non può pagare dipendenti, imprenditore padovano si toglie la vita

Colpito dalla crisi, non aveva denaro sufficiente per gli stipendi. L'uomo, 52enne, si è suicidato facendosi cadere da una gru

postato 1 ora fa

Padova19 nov. (TMNews) - Un imprenditore 52enne di Borgoricco in provincia diPadova si è tolto la vita venerdì impiccandosi nella sua fabbrica a causa della crisi. L'uomo era preoccupato e angosciato perché non riusciva più a pagare i dipendenti. Come riporta Il Corriere del Veneto, l'imprenditore era alla guida di un'azienda di famiglia che operava nell'edilizia e ieri non ha retto alle difficoltà economiche e si è impiccato nella sua fabbrica.
A trovare il corpo dell'imprenditore è stato un parente che lavora un azienda. Il 52enne si era fatto cadere da una benna di una delle sue gru. Nell'ufficio i Carabinieri hanno trovato un biglietto con poche righe in cui l'uomo si rivolgeva alla famiglia spiegando il suo gesto e i problemi economici che lo assillavano, soprattutto per le difficoltà a pagare i dipendenti. Bnzc-Cer

CRISI, PAOLO SAVONA:"L'ITALIA DEVE USCIRE DALL'EURO"


dal sito "informare per resistere"

Un'altra soluzione, SPETTACOLARE per quanto esplosiva e, per la natura stessa di chi la propone, autorevole, in linea con tutte le tesi ritenute "complottiste" dai più. Leggete fino in fondo, tutto d'un fiato.

« L'Italia deve pensare ad un piano per uscire dall'euro, perche' i costi sociali per rimanerci potrebbe essere troppo alti da sostenere. I gruppi dirigenti del Paese hanno sì il dovere di avere un Piano A per l'Europa, e cioe' come restare dentro l'euro ma anche un Piano B, cioè come uscirne, nel caso ci costi troppo sul piano sociale ed economico, in una nazione con 16 milioni di pensionati e 31 milioni di lavoratori.

Ora la Banca centrale europea ci ha strappato la sovranità fiscale ma senza darci alcuna garanzia politica. Noi insomma abbiamo un alto debito ma denominato in una moneta che non è la nostra, e che non possiamo stampare in caso di necessità.

La classe dirigente dovrebbe valutare anche i costi alternativi alla situazione attuale che ci sta portando alla deflazione visto che la BCE ha solo poteri di stabilità finanziaria ma non di sviluppo, come la Federal Reserve americana. Mi riferisco cioè ad un uscita dall'euro che certo causerebbe inflazione , ma ci permetterebbe anche di tornare a stampare moneta, fissare i tassi, stabilire il rapporto di cambio e andare verso un nuovo equilibrio complessivo.

L'Italia è entrata in maniera troppo superficiale nel Trattato di Maastricht, e doveva e poteva fare come ha fattO l'Inghilterra: invocare la clausola che gli permetteva di non entrare anche nella moneta unica. »

Lo ha detto ieri sera Paolo Savona, presidente del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, ex ministro dell'Industria nel governo Ciampi, economista, banchiere, gia' al vertice di Unicredit, Capitalia e BNL, attuale professore emerito di Economia politica alla LUISS di Roma.

Rif.: http://bit.ly/uIJvCt

Otto per mille, un miliardo l’anno alla Chiesa. Ecco dove va a finire

ROMA – Un miliardo l’anno. E’ la cifra che la Chiesa cattolica incassa ogni anno dallo Stato italiano grazie al sistema dell’otto per mille. Di questi, però, spiega il giornalista dell’Espresso Stefano Livadiotti, solo circa 360 milioni servono per gli stipendi dei sacerdoti.
Così, per spiegare agli italiani dove vanno a finire i restanti 640 milioni, Livandotti ha scritto un libro, I senza Dio (Bompiani, editore), in uscita il prossimo 23 novembre.

Gran parte dei soldi, è la tesi del giornalista, finiscono per finanziare la stampa del mondo cattolico. “Scrive Livandotti: “La parte del leone – si legge nel capitolo “Come mungere lo Stato” – l’ha fatta “Avvenire”: il quotidiano della ricchissima Cei è riuscito a incassare, nel 2010, 5.871.082 euro e 4 centesimi. Ma la lista delle gazzette di ispirazione religiosa generosamente sovvenzionate dallo Stato è lunga. E, non fossero soldi nostri, sarebbe pure divertente da scorrere, infarcita com’è di testate improbabili”.