sabato 28 febbraio 2009

Bondi: il flagello della cultura

Bondi e l'attacco ai beni culturali: un appello delle associazioni

Ecco l'appello al presidente Napolitano, firmato da Assotecnici, Associazione Bianchi Bandinelli, Comitato per la bellezza, Eddyburg, Italia nostra, Legambiente, Patrimonio Sos, Wwf.Mentre le Soprintendenze stentano sempre più, per mancanza di fondi, a svolgere i loro ordinari compiti di tutela e rischiano di agonizzare con l’arrivo di sempre nuovi tagli di risorse accettati supinamente dal ministro Bondi, questi attacca frontalmente la sua stessa amministrazione. La delegittima sul piano tecnico-scientifico “dando spazio a figure nuove, con specifiche competenze manageriali, in grado per esempio di leggere un bilancio” (dall’intervento del 23 febbraio sul “Giornale”), come se l’ attuale personale di Soprintendenza, tecnici e amministrativi, e quanti li hanno preceduti avessero portato allo sfascio, per ignoranza delle leggi economiche, le strutture della tutela e della valorizzazione.

La svuota di poteri e di competenze specifiche moltiplicando i commissariamenti calati dall’alto (Pompei, aree archeologiche di Roma e di Ostia, ecc.) e reclutando supermanager e superesperti che, oltre a mortificare la dirigenza dei Beni Culturali, peseranno su di un bilancio già stremato che il piano Tremonti, da qui al 2011, riduce a cifre di pura sopravvivenza. Bondi e altri ministri di questo governo trattano poi la rete dei musei, dei monumenti, dei siti – evidentemente non conoscendola – come una sorta di antiquata e polverosa zavorra.Essi rimuovono il fatto che nel periodo 1996-2007 i visitatori dei musei, dei circuiti museali e delle aree archeologiche sono saliti da 25 a 34,5 milioni con un incremento del 38 per cento e che i relativi introiti sono più che raddoppiati balzando da 52,7 a 106 milioni di euro con un incremento del 101 per cento. Con una flessione o una stasi nel 2008 anno di crisi per tutte le correnti turistiche, a cominciare dalle più qualificate. Risultati formidabili conseguiti da questa Amministrazione pur sottopagata e con mezzi tecnici e finanziari sempre insufficienti.Si può fare certamente di più e di meglio su questo e su altri piani, a cominciare da una più incisiva e diffusa tutela del nostro paesaggio minacciato da mille insidie speculative.

Ma lo si può fare incoraggiando, motivando, dotando di mezzi una Amministrazione onesta (non un solo implicato di alto livello in Tangentopoli), competente e leale verso lo Stato. Il ministro Bondi ha invece scelto la strada opposta, quella della delegittimazione, dell’esautoramento, del richiamo intimidatorio al silenzio e all’ordine. Che ora rivolge pubblicamente ad un personaggio di alta competenza internazionale e di qualificato impegno culturale e civile come Salvatore Settis, presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali ingiungendogli dalle colonne di un giornale appartenente alla famiglia del presidente del Consiglio di allinearsi e tacere, di cessare cioè dalla funzione critica che, in ogni democrazia compiuta, viene riconosciuto agli intellettuali.E analogo trattamento viene riservato ad uno dei più valorosi studiosi e soprintendenti, a Pier Giovanni Guzzo che tanto ha fatto, per la sua parte, a Pompei, in Puglia, in Emilia-Romagna.

Un ordine rivolto al professor Settis affinché tutti i componenti critici del Consiglio Superiore intendano e chinino il capo in silenzio, pronti ad accettare qualunque cosa, anche l’umiliazione di vedere spregiata una rete di tutela e di musei ammirata, in linea generale, dai direttori dei maggiori musei del mondo, dagli esperti di ogni Paese. Noi siamo con loro in queste ore davvero drammatiche per l’autonomia della cultura.Lo stesso commissariamento straordinario promesso un mese fa alle aree archeologiche di Roma e Ostia rappresenta un autentico suicidio anche sul piano dell’immagine turistica di una Capitale che coi fondi della legge Biasini e del Giubileo – spesi e spesi bene nella collaborazione piena, allora, fra Stato, Regione, Provincia e Comune – ha restaurato e riaperto siti e monumenti romani, ha inaugurato nuovi splendidi Musei (ex Collegio Massimo, Palazzo Altemps, ex Centrale Montemartini, Crypta Balbi, ecc.), altri ne ha riallestiti e ammodernati (Galleria Borghese e Musei Capitolini in testa) riacquistando così prestigio e attirando nuovi visitatori da tutto il mondo. In poche battute un patrimonio formidabile – di sostanza e di immagine – viene buttato in discarica dal Ministero e dal Comune di Roma con l’incoraggiamento di esperti esterni pronti a nuove e ricche consulenze.

Un’operazione inaccettabile, sotto ogni punto di vista (compreso quello dell’immagine internazionale), contro la quale protestiamo indignati chiedendo al presidente della Repubblica, custode attivo della Costituzione, la operante difesa e attuazione del dettato dell’ articolo 9 della suprema carta (“La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”), chiedendo alla pubblica opinione, agli organi di informazione di non far passare sotto silenzio la rovina che viene rovesciata sui nostri beni culturali e paesaggistici con l’intento di smantellare – qui come nella scuola, nella sanità, nellaricerca – tutto ciò che è pubblico operando di fatto per la privatizzazione di quei beni in grado di produrre incassi e profitti.Cosa che non accade in nessun’altro Paese civile e avanzato dove la cultura viene in genere potenziata nei momenti di crisi anziché indebolita, intimidita, ammutolita. Non a caso al pari della Storia dell’Arte che già si insegna pochissimo e che questo Ministero dell’Istruzione vuole insegnare ancor di meno.

la repubblica 25 febbraio 2009

Dopo Settis altre dimissioni, ai Beni culturali c'è «delusione»di Stefano Miliani

C'è turbamento, preoccupazione, tanta amarezza, molta delusione, nel variegato mondo che si occupa del patrimonio artistico italiano per conto dello Stato. La causa è presto detta: le dimissioni di una personalità autorevole come Salvatore Settis dalla presidenza del consiglio superiore dei beni culturali, organismo chiamato a dare pareri – non vincolanti e però significativi - su faccende importanti come piani di spesa, prestiti di opere d'arte, strategia del ministro e del ministero. Un dissenso pubblico che Bondi non ha tollerato ha indotto il preside della Normale di Pisa a lasciare l'incarico.Nelle stesse ore si sono dimessi Andrea Emiliani, già soprintendente a Bologna, e Andreina Ricci, docente di metodologia archeologica a Roma. Nel pomeriggio di giovedì altri due consiglieri hanno rassegnato le dimissioni: Mariella Guercio, presidente del comitato archivi, designata dall'assemblea di docenti universitari e personale tecnico-scientifico del ministero, e lo studioso d'arte e architettura Cesare De Seta. Lui, come Settis, Emiliani e Ricci, era stato nominato dall'ex ministro Rutelli e poi confermato da Bondi.Il “parlamentino” dei beni culturali conta 18 posti da consigliere. Riparte mercoledì 4 marzo alle 15 nella riunione che sarà introdotta dal vice presidente Antonio Paolucci primqa che prenda l'incarico il sostituto di Settis, l'archeologo romano Andrea Carandini. Il quale, a l'Unità che gli chiede un'intervista, risponde: «Voglio meditare il mio intervento in consiglio, ora sono entrato in un momento di riserbo. Per non creare ulteriori confusioni e concentrarmi ho sospeso tutte le interviste».
la repubblica 26 febbraio 2009

venerdì 27 febbraio 2009

Nucleare, scontro Scajola-Marrazzo


Sì di Galan, ma non si ferma coro di no



ROMA (26 febbraio) - La decisione del governo di tornare al nucleare continua a far discutere e non si ferma il coro di no di govenatori e sindaci delle zone candidate a ospitare i nuovi impianti. Anche se si segnalano eccezioni, come quella del governatore del Veneto, Giancarlo Galan. «La mia è una posizione come sempre laica. Io sono qui, non ho nessun pregiudizio contrario. Se mi si dimostra che c'è un sito adatto, non vedo perché dovremmo essere contrari», ha detto oggi in un'intervista a Blu Radio il governatore vento dopo i no di Piemonte, Toscana, Puglia e Lazio.

Lo scontro Scajola-Marrazzo. E' scontro intanto tra il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, e il governatore del Lazio, Piero Marrazzo. «La maggioranza degli italiani vent'anni fa ha detto di "no" al nucleare. Questo è costato agli italiani e fa pagare il 30% in più l'energia alle famiglie e alle imprese italiane. Qualcuno ha capito che è stato uno sbaglio, qualcuno no», ha sottolineato Scajola a chi gli chiedeva un commento sul no all'atomo di alcune regioni, tra cui il Lazio. «Al ministro Scajola rispondo che non si tratta di discutere sui "no" di ieri, ma di guardare cosa succede oggi nel mondo, magari cercando di capire in che direzione va», ha replicato Marrazzo. «La cultura 'Nimby' (non nel mio giardino, ndr) non ci appartiene, ma noi come negli Usa di Obama, nella Spagna di Zapatero o nella Germania della Merkel, abbiamo deciso di puntare sulle fonti rinnovabili - continua Marrazzo -. Si esce dalla crisi puntando su innovazione e sviluppo, non su costosi progetti del passato come il nucleare di vecchia generazione, improvvisamente abbracciato dal governo».

Consultare i cittadini. Sono in molti a chiedere referendum e la consultazione dei cittadini, come il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo. Il governatore siciliano, in un'intervista a Radio Uno, ha ribadito la sua posizione, spiegando che «il nucleare può essere accettato se si avrà certezza della sicurezza, a cominciare dalla gestione delle scorie; convenienza economica e, infine, il pronunciamento positivo dei cittadini con un referendum».

«La scelta di Montalto di Castro come sede di una delle quattro centrali nucleari che dovrebbero essere costruite in Italia, in base all' accordo sottoscritto dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi in Francia, non può essere calate dall'alto, senza consultare le popolazioni locali. Altrimenti si rischia di ritrovarsi come 22 anni fa, quando il referendum popolare bloccò l'impianto da 2mila megawatt quasi ultimato», ha detto oggi il sindaco di Montalto di Castro Salvatore Carai.

«Sulla scelta dei siti che ospiteranno le future centrali ci sia un percorso condiviso, evitando qualunque imposizione dall'alto», chiede anche Fabio Callori, presidente della Consulta Anci dei comuni sedi di servitù nucleari e sindaco di Caorso (uno dei quattro siti nucleari itaiani negli anni '70).

Le perplessità di Errani. «Stiamo facendo la dismissione della centrale di Caorso, dopo lunghissimi anni e questo, per me, rimane l'unico punto fermo», ha sottolineato il presidente dell'Emilia Romagna Vasco Errani.

Il no di Cappellacci. «Dovrebbero passare sul mio corpo prima di fare una cosa simile». È la risposta del neo governatore della Sardegna del Pdl, Ugo Cappellacci, nella sua pagina su Facebook, alla domanda sull'ipotesi che sia nell'isola, e precisamente nella piana di Oristano-Arborea, uno dei siti che potrebbe ospitare una delle centrali.

«È un'idea balzana pensare di poter creare una centrale nucleare nel territorio di Palma di Montechiaro, classificato a rischio sismico», ha detto il sindaco, Rosario Gallo, commentando la possibilità che il comune dell'agrigentino ospiti una delle quattro centrali nucleari che il governo intende costruire entro il 2020.

IL MESSAGGERO 27 FEBBRAIO 2009

giovedì 19 febbraio 2009

Chiaiano: Beppe Grillo al Presidio Domenica 22 febbraio,. Il Programma


di Roberta Lerici

Sto seguendo da tempo la vicenda della cava di Chiaiano, aperta la notte del 17 febbraio, nonostante le proteste di geologi e cittadini per il pericolo di frane e la mancanza di una reale bonifica dopo il rinvenimento di grossi quantitativi di amianto. Qui potete leggere l'ultimo articolo che ho pubblicato sulla situazione attuale. Il 22 febbraio, Beppe Grillo sarà al Presidio di Rotonda Titanic a Marano alle ore 18. Sul sito principale dei comitati anti discarica, (www.chiaianodiscarica.it) troverete la mappa e tutte le notizie.


Dal sito
www.chiaianodiscarica.it

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Il segnaposto blu indica la rotonda Titanic, nei pressi della quale si trova il Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano.

- Domenica 22 febbraio 2009 alle ore 18:00 -

Il comico, attivista e blogger genovese sarà al Presidio di Rotonda Titanic a Marano (NA).

Il palco sarà allestito nell’area pedonale nei pressi della rotonda (vedi cartina).

PROGRAMMA

ORE 17:30 - Apertura con musica popolare

ORE 18:00 - Intervento di Beppe Grillo

Al termine, performance musicale del gruppo Bidonvillarik

Moderatore: Padre Alex Zanotelli

Interverrano: i prof.ri F. Ortolani, G.B. De Medici, G. Ciannella e il Sindaco di Marano S. Perrotta

M. Esposito del Comitato Civico “La Rosa dei Venti” illustrerà le alternative a megadiscariche ed inceneritori e P. Rinaldi spiegerà le ragioni della protesta dei cittadini del Presidio di Chiaiano e Marano.

Info:

- beppegrillo.it

- comitato@larosadeiventidichiaiano.it

- staff@chiaianodiscarica.it

Lo staff di chiaiaNOdiscarica.it

Veltroni: Solo, nel giorno dell'addio al suo "partito di ghiaccio"


di Roberta Lerici


Se i grandi progetti hanno bisogno di tempo, come dice Veltroni nel suo ultimo discorso il giorno dell'addio, è anche vero che è difficile fare tanti errori in soli 16 mesi. Ma quello che, a mio avviso, è stato l'errore di base del PD di Veltroni, è il fatto di non aver mai rappresentato coloro che lo avevano votato, coloro per cui era nato. Non è stato un partito "liquido", il PD di Veltroni, è stato un partito di ghiaccio, senz'anima e pronto a dissolversi in poco tempo . Sono le passioni che rendono un progetto politico aggregante e vincente, ma come si fa ad appasionarsi ad un loft? E come si fa a pensare che il tuo destino di cittadino venga discusso da pochi eletti davanti a un caminetto? E come puoi credere che qualcuno stia lottando per te, se alle elezioni impone la candidatura di personaggi inutili come le ragazze che hanno preso il posto di tante persone di valore? E come si può stare all'opposizione senza fare opposizione?

E come si può non partecipare e, anzi, criticare manifestazioni come quella di luglio a Piazza Navona, dove gli elettori del PD sono arrivati lo stesso, anche se il "partito non aderiva"? In quante piazze il PD ha lasciato soli i suoi elettori? Se abbia deciso lui di non partecipare o lo abbiano costretto, lo sa solo Veltroni. Quello che è certo, è che la gente del PD dava l'impressione di qualcuno che aveva scelto una casa siglando un regolare contratto di affitto, e dopo un mese si era trovato sfrattato, in mezzo alla strada.

Sono stata a raccogliere le firme contro il Lodo Alfano, e ricordo che quando venivano a firmare elettori del PD, erano furenti con Veltroni. Non capivano cosa volesse far diventare il PD, non si riconoscevano nelle sue scelte. E allora, se nel suo discorso Veltroni dice"Sogno un partito che si chieda non da dove si viene ma dove si va. Un partito che abbandoni una certa sinistra giustizialista, salottiera e conservatrice. ", lui descrive esattamente il suo PD (a parte il "salottiera", perchè lui il salotto lo ha fatto nel loft).

Se questo era il partito dei suoi sogni, lui lo ha realizzato. Il problema è che non è piaciuto affatto agli elettori.

Ecco l'articolo sul suo discorso:


L'ex segretario democratico: "Un grande progetto ha bisogno di tempo"
"Non giudicate il mio successore con l'orologio in mano". In sala Franceschini e Bersani
L'addio di Veltroni: "E' colpa mia Vado via, ma non tornate indietro" fine
I ringraziamenti allo staff, alla scorta a cui ha rinunciato ma non al gruppo dirigente

di MATTEO TONELLI


L'addio di Veltroni: "E' colpa mia Vado via, ma non tornate indietro"

Walter Veltroni

ROMA - E' la solitudine di un leader quella che salta agli occhi. Quello che doveva fare il Pd e che invece ha visto il Pd fare a meno di lui. Adesso che tutto è finito, che la poltrona da segretario è un ricordo, adesso Walter Veltroni può scrivere il suo "testamento" politico tra le colonne del Teatro di Pietra che l'avevano visto trionfatore alle primarie. Lo fa con garbo, con il consueto modo "caldo" di parlare di politica. Mandando alcuni precisi segnali. Al gruppo dirigente, anzitutto. Ma anche al popolo del Pd, quello del Circo Massimo e delle primarie.

"Il Pd è il sogno della mia vita ma non sono riuscito a farlo avanzare, mi scuso e per questo lascio" è l'inizio del monologo. Veltroni dunque lascia. Dice addio a quella poltrona di segretario che, in sedici mesi, gli ha regalato qualche gioia e molti dolori. Dice addio ringraziando lo staff, la scorta (che ha chiesto gli venga tolta), Dario Franceschini. E non citando gran parte del gruppo dirigente democratico.

Per il suo ultimo atto da segretario Veltroni sceglie il Teatro di Pietra. Una decisione non casuale. Tra quelle stesse colonne celebrò il trionfo delle primarie. Sembrano passati secoli. Oggi dice: "Il Pd è stato il sogno politico della mia vita, lascio in serenità senza sbattere la porta, adesso cerchero di dare una mano al partito". In sala Soro si asciuga le lacrime, Fassino e la Finocchiaro sono terrei. Achille Serra gli chiede di ripensarci. Bersani, cappotto in mano, è immobile. Rutelli non c'è. D'Alema nemmeno. Dicono che non abbia neanche telefonato.

Veltroni parla per circa 40 minuti. Cita Romano Prodi e l'Ulivo, la vittoria del '96 e quel sogno interrotto. Parla del "sogno", il suo sogno, di cambiare l'Italia. "Per questo è nato il Pd, per diventare il partito del destino del nostro Paese". Cambiamento, certo. In questo sta "la vocazione maggioritaria" del Pd e non nell'essere un semplice vinavil, un mero collante. Riformismo, ci mancherebbe. Quello che serve per cambiare un sistema di valori che Berlusconi "ha sostituiti con i disvalori". Lavorare a testa bassa, conquistando casamatta dopo casamatta, dice Veltroni, citando Gramsci. Ma per farlo serve "pazienza e fiducia". Serve, continua Veltroni, un partito che non trituri il leader dopo ogni sconfitta: "Non accade da nessuna parte una cosa del genere, da noi è la regola" scandisce. E si capisce che parla di lui. Della sua solitudine. Di un gruppo dirigente da cui, in larga parte, non si è sentito appoggiato. Il suo Pd, invece, l'ex segretario l'ha visto più volte: al Lingotto, a Spello, in campagna elettorale, alla scuola di Cortona e al Circo Massimo. E durante le primarie. E anche nelle divisioni interne. Quelle chiare, però. "Abituiamoci al fatto che un grande partito non può essere una caserma - dice tra gli applausi - I partiti moderni sono così, ma alcuni di noi hanno l'imprinting dei partiti degli anni '70. Sogno un partito che si chieda non da dove si viene ma dove si va. Un partito che abbandoni una certa sinistra giustizialista, salottiera e conservatrice. Un partito che abbia dirigenti che facciano propria un'identità che gli elettori già hanno". Un partito democratico, insomma. Come quello che si era materializzato tra le bandiere del Circo Massimo.

Il futuro, dunque. Quello che vedrà Veltroni in una posizione "riservata". Quello che avrà bisogno di "più solidarietà". Quella, si capisce, che Veltroni non ha sentito. Coperta da manovre di corridoio e veleni gettati ad arte. Eppoi le sconfitte. E i processi interni che si aprivano un minuto dopo. Sul banco degli imputati, sempre e solo il segretario.

E adesso che se ne va Veltroni chiede per chi lo sostituirà quello che lui non ha avuto: "Non chiedetegli di ottenere risultati con l'orologio in mano, gli sia concesso quello che non è stato concesso a me, il tempo. Perché per grande progetto riformista servono più di 16 mesi". Veltroni si avvia a concludere. Ripone i fogli in tasca, guarda Franceschini ("un amico leale") e conclude:"Non bisogna tornare indietro, oggi ci sono le condizioni perché questo partito possa farcela, amatelo di più, state uniti". Lavorando casamatta per casamatta. Ma il compito toccherà ad altri. Lui, Walter, il suo "sogno" continuerà ad accarezzarlo. Ma, par di capire, da lontano.

(La Repubblica 18 febbraio 2009)

mercoledì 18 febbraio 2009

Benigni a Sanremo evoca il "ricordo della sinistra" e nomina Berlusconi, perchè se no porta male

di Roberta Lerici

Nel giorno delle dimissioni di Veltroni, della sconfitta in Sardegna, dell'opposizione della sempre più sola Italia dei Valori, Benigni a Sanremo è come un'ondata di emozioni profonde che ci scuote dal torpore e forse anche un po' dalla depressione di questo periodo davvero buio.Per una televisione che non dà le notizie che dovrebbe e non fa i discorsi che dovrebbe, a parte due o tre programmi che sono un'eccezione, è stato davvero come tornare al passato, quando la televisione faceva anche pensare. Eppure la criticavamo anche allora, ma non sapevamo che poi saremmo arrivati a questo. A un tg che annuncia la condanna all'avvocato Mills, omettendo di dire che i tempi di prescrizione si sono allungati al 2012 e, quindi, si potrebbe riaprire il fascicolo che riguarda Berlusconi, qualora il Lodo Alfano venisse ritenuto incostituzionale. Questo i telegiornali non lo hanno detto. Come non si è data voce ai comitati che hanno denunciato gravi irregolarità nella messa in sicurezza della discarica di Chiaiano. La discarica è stata aperta ieri notte, in modo da evitare scontri. La zona è militarizzata da mesi, ma ormai non ne parla più nessuno. E' normale. Nella discarica c'è l'amianto. La Procura sta indagando, ma la discarica è stata aperta lo stesso e della salute dei cittadini chi se ne importa. Questo viviamo oggi e per questo l'esibizione di Benigni è stata come un'apparizione.L'apparizione di un uomo, in un deserto popolato da zombi che ormai non parlano e non pensano più.
Qui un articolo che riassume il suo bellissimo intervento.
Qui l'audio dell'intervento (se non è stato cancellato)
Spezzoni TG LA7

Il ciclone Benigni.
Poi lui, Roberto Benigni, che a furia di parlare di gironi è finito in quello infernale del Festival, nel primo per la precisione, il Limbo in cui sta chi non ha fede (che la manifestazione riesca a rilanciarsi) ma non ha commesso peccati (Bonolis, che artisti e ospiti difendono a spada tratta). Il nostro fool era caricato a pallettoni come promesso, buffo e non buffone, incontinente di battute. Presentato come colui che possiede la leggerezza degli innocenti ci è andato giù pesante. L’intero fraseggio su Berlusconi ha raggelato la dirigenza Rai in prima fila («L’Ariston è il tempio dove ognuno vuole entrare da protagonista come Berlusconi al Quirinale», le leggi ad quattro personam, la statura del premier un metro e settanta secondo gli organizzatori, «un metro e cinquanta a quanto ricordi io, a meno che non abbia cambiato Costituzione»). A sinistra colpisce poco perché «appena prova a scrivere cade il governo», rassicura solo Veltroni («Walter che vuoi che sia la Sardegna, magari prendiamo la maggioranza nelle Eolie. A Berlusconi tanto interessa la Corsica, Ajaccio, dove ha i suoi parenti, non tutti ma Bonaparte sì»), poi bersaglia l’intoccabile Mina («Ormai la Rai manda solo filmati come Bin Laden. Mina devi farti vedere. E’ diventata un mito non facendosi vedere…Silvio te lo dico da amico, so che tu ci tieni, ti propongo di diventare come Mina. Tu devi sparire. Più lontano sei, più mito sei») e non risparmia Iva Zanicchi, lui che l’amore lo tratta con delicatezza e ne è da sempre rapito. Esplicita il testo già audace della signora romagnola in “Trombami e dura parecchio” e si augura che trovi l’uomo giusto per lei, un gladiatore del sesso, uno insomma tipo Silvio. E poi l’epilogo che tutti speravano di ascoltare e ha fatto saltare in piedi Grillini: «L’amore ci fa essere uomini liberi, di peccato non c’è che la stupidità. La storia è piena di uomini seviziati e torturati perché amavano altri uomini e non c’è delitto più infame, L’omosessualità non è fuori dal piano di Dio. Il sesso è affare loro, son persone adulte. E’ incredibile la rozzezza di qualsiasi accenno all’omosessualità. Nemmeno la fede rassicura, rassicura solo l’amore». E chiude declamando la lettera che Oscar Wilde scrisse dal carcere al suo amato. Ecco il piccolo diavolo che potrebbe fare il miracolo di portare gli ascolti se non in paradiso, almeno a mezz’aria, o quello ancora più grosso di guarire il paese dall’ignoranza.


da Il messaggero 17 febbraio 2009

SANREMO: BENIGNI A VELTRONI, "RIALZATI WALTER"

(AGI) - Sanremo, 17 feb. - "Walter, ti do' lo slogan per la prossima campagna elettorale: 'Rialzati Walter'". Roberto Benigni irrompe al Festival di Sanremo, prende a prestito lo slogan elettorale di Silvio Berlusconi alle politiche 2008 e lo applica, a modo suo, al segretario dimissionario del Pd, Walter Veltroni. Ed e' subito entusiasmo in sala. Nel suo monologo non poteva mancare l'attualita' politica. E stasera quindi non solo Berlusconi, come era scontato facesse ed ha fatto, ma anche Veltroni, dimissionario dopo la sconfitta elettorale alle regionali in Sardegna. E dunque "Che vuoi che sia la Sardegna, c'e' Montecristo, c'e' Capraia...", ha detto Benigni, scatenando l'applauso del pubblico dell'Ariston. E a proposito di centrosinistra, il regista e attore toscano ha detto "non voglio fare battute, anche perche' l'altra volta quando c'era Prodi non ho fatto in tempo ad arrivare a meta' battuta che era caduto...". E ancora: "Una volta c'erano Bertinotti, Diliberto, i Verdi. C'era quella cosa che si dice quando uno cerca una strada, ah ecco: la sinistra..". C'era anche Mastella, "che ora sara' candidato ale Europee: e' giusto, Mastella si e' immolato quando era ministro perche' aveva fatto di tutto perche' quelli che sarebbero venuti dopo di lui alla Giustizia dovevano fare meglio".

Standing ovation sanremese per Benigni

18/02/2009 11:09

Uno spettacolo nello spettacolo. Alla faccia di chi ha discusso per un'intera settimana sul suo compenso. Roberto Begnini è stato il vero mattatore della prima serata del Festival di Sanremo, un monologo di trenta minuti fra risate, polemiche neanche troppo velate e commozione finale.

"Non voglio parlare di Berlusconi", ha esordito. E ovviamente non ha fatto altro. Dall'elezione in Sardegna di Cappellacci, al lodo Alfano, fino al consiglio "fai come Mina, sparisci e diventi un mito".

Ne ha per tutti il comico toscano. Per Iva Zanicchi e per la sua canzone troppo esplicita (e di nuovo tira in ballo il premier come unico in grado di soddisfare le voglie dell'attempata cantante) e per la polemica sul controverso testo di Povia.

Voglio essere allegro e non parlare di cose serie. Berlusconi…Silvio Berlusconi: non lo volevo dire, non lo voglio neanche nominare, ma mi esce da sé... È un piacere essere all'Ariston, un teatro che appena lo vedi ti vien voglia di entrarci dentro come Berlusconi quando passa davanti al Quirinale”.

Mina manda solo filmati come Bin Laden, è diventata un mito... Silvio mi è venuta un'idea, te lo dico da amico, per diventare anche più grande di un mito come Mina tu devi sparire, sembrerebbe una cosa brutta ma è una cosa bella. Non ti devi fare vedere più. Non devi andare in Svizzera ma molto più lontano, in India o in Nuova Zelanda. Ci vai con Apicella e poi magari ci mandi qualche canzone”.

Benigni parla e ride mentre alla sua destra un Paolo Bonolis ingessato pensa alle querele che giungeranno dopo la prima puntata del Festival.

E' una storia incredibile che va avanti da millenni. Gli omosessuali non sono fuori dal piano di Dio. Di peccati c'è solo la stupidità… sono stati seviziati e sono morti nei campi di concentramento perché amavano un'altra persona… E' un'assurdità… ci hanno fatto dei doni enormi, ed è il sentimento dell'amore che caratterizza gli omosessuali. E quando c'è l'amore tutto diventa grande. Nemmeno la fede rassicura, l'unica cosa che rassicura è l'amore…Wilde… messo ai lavori forzati per la sua omosessualità. In prigione ha scritto una lettera alla persona per la quale era stato condannato”.

La platea del Festival è entusiasta, applaude e ride come poche volte succede nel luogo sacro della canzone italiana.

quomedia 18 febbraio 2009