Visualizzazione post con etichetta insegnanti religione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta insegnanti religione. Mostra tutti i post

lunedì 3 novembre 2008

Riforma Gelmini, Taglio Precari: il ricorso è possibile

di Roberta Lerici
L'unica cosa certa per ora della Riforma Gelmini, è che i ricorsi presenti o futuri andranno ad ingolfare i tribunali di tutta Italia. Le Regioni hanno già presentato ricorso alla Corte Costituzionale per i talgi alle sedi. Contro alcuni articoli della riforma si sta già preparando il referendum.Un insegnante di diritto ha vinto una causa perchè lo scatto automatico dello stipendio viene riservato ai soli insegnanti di religione. Gli insegnanti di tutte le altre materie potrebbero, quindi, presentare ricorso e vincerlo "sbancando" il Ministero dell'Istruzione.A poter presentare un ricorso simile, infatti, sono più di 2oo mila: tutti i precari che hanno avuto almeno due incarichi annuali più quelli che sono passati di ruolo dal 2003 in poi.La spesa per lo stato se tutti vincessero la causa? 2 miliardi e mezzo di euro(qui l'articolo con tutti dettagli) Oggi, invece, arriva da Caserta la notizia che un centinaio di precari stanno preparando un ricorso contro i tagli che lascerebbero in mezzo alla strada migliaia di lavoratori della scuola a tempo determinato.Secondo l'avvocato Ciro Centore i tagli violerebbero la Costituzione. L'incostituzionalità deriverebbe dal riconoscimento di un diritto all'insegnamneto acquisito in lunghi anni di servizio seppure a tempo determinato.
L'avvocato mette in dubbio il principio di "ragionevolezza" della legge che "deve essere alla base di ogni riorganizzazione dell'apparato burocratico amministrativo. Ciò violerebbe la Costituzione che "pone dei paletti ad ogni azione legislativa e governativa nel mondo del lavoro". Alla base c'è anche una palese discriminazione tra lavoratore a tempo determinato e indeterminato. Gli articoli della Costituzione che sarebbero stati violati: articolo 3, articolo 4, articolo 97
Violati sarebbero anche alcuni principi della Corte di Giustizia europea relativamente a precariato e lavoro a tempo determinato.
Organizzarsi, contattare un buon avvocato, seguire l'esempio dell'avvocato Centore e ricoprire il Tar Lazio di ricorsi è il consiglio che molti precari già in azione stanno rivolgendo ai loro colleghi in graduatoria

sabato 1 novembre 2008

Aumenti solo ai docenti di religione Collega di diritto fa causa: risarcita

Iniziativa dei Radicali. Il giudice: «Discriminatorio»
ROMA - Un professore di religione guadagna più di un professore di italiano. E anche di uno di matematica, oppure di storia, di inglese, insomma di una delle qualsiasi materie obbligatorie nella scuola italiana. Lo dice la legge, anzi l' interpretazione della legge che per anni è arrivata dal ministero della Pubblica istruzione. Solo agli insegnanti di religione, durante il precariato, è riservato un aumento dello stipendio del 2,5 per cento ogni due anni. Non un patrimonio, certo. Ma dopo otto anni, rispetto ai loro colleghi di altre materie, guadagnano 130 euro netti al mese in più. Stesso lavoro, stipendio diverso: una differenza ingiustificata e dal «profilo di tutta evidenza discriminatorio» secondo una sentenza del tribunale di Roma che potrebbe aprire la strada ad un risarcimento danni di massa. E creare qualche problemino alle casse pubbliche che già di loro non sono messe benissimo. A fare causa è stata Alessandra Rizzuto, insegnante di diritto con incarico annuale in una scuola superiore della Capitale. Il suo avvocato, Claudio Zaza, sosteneva il carattere discriminatorio proprio di quello scatto automatico previsto solo per i professori di religione. E il giudice del lavoro gli ha dato ragione, condannando il ministero della Pubblica istruzione a risarcire la professoressa con 2.611 euro e 36 centesimi, cifra calcolata sommando gli aumenti che avrebbe avuto insegnando religione. La condanna riguarda solo questo caso specifico ma a poter presentare un ricorso simile sono più di 200 mila: tutti i precari che hanno avuto almeno due incarichi annuali più quelli che sono passati di ruolo dal 2003 in poi, perché nelle cause di lavoro dopo cinque anni arriva la prescrizione. La professoressa Rizzuto non è una testa calda che un bel giorno ha deciso di fare la guerra al ministero della Pubblica istruzione. La sua è una causa pilota promossa dai Radicali, e in particolare dal deputato Maurizio Turco e dal fiscalista Carlo Pontesilli, una coppia che da tempo va alla caccia dei «privilegi della Chiesa». Ed è proprio di «diritto per tutti trasformato in privilegio per pochi» che loro parlano. L' aumento biennale del 2,5 per cento è stato introdotto con una legge del 1961 che in realtà riguardava tutti gli insegnanti precari, a prescindere dalla materia. Ma nel corso degli anni una serie di circolari ministeriali ha ristretto lo scatto automatico solo a quelli di religione. All' epoca una logica ci poteva anche essere. Fino a pochi anni fa gli insegnanti di religione erano precari a vita, non passavano mai di ruolo e ogni anno, oltre al nulla osta del vescovo, dovevano aspettare la chiamata del preside. Ma nel 2003, con legge ed apposito concorso, sono stati assunti a tempo indeterminato. E si sono portati dietro gli scatti accumulati, conservando il distacco in busta paga sugli altri colleghi. Carlo Pontesilli, il fiscalista radicale, ha calcolato che se tutti quei 200 mila insegnanti facessero causa e vincessero, lo Stato dovrebbe tirar fuori 2 miliardi e mezzo di euro. Maurizio Turco, il deputato, se la ride: «Li invitiamo tutti a seguire questa strada. Vorrà dire che quei soldi li metteremo sul bilancio dei rapporti fra Stato e Chiesa».
Salvia Lorenzo
(25 settembre 2008) - Corriere della Sera