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martedì 8 novembre 2011

DIMISSIONI BERLUSCONI, DI PIETRO NON SI FIDA

GOVERNO: DI PIETRO "PREOCCUPA EPILOGO ANNUNCIATO DA BERLUSCONI"
ROMA (ITALPRESS) - "L'epilogo annunciato da Berlusconi, dopo il colloquio con Napolitano, preoccupa e non poco. Egli sostiene che prima di dimettersi vuole farsi approvare la legge di stabilita', contenente quelle misure da macelleria sociale che abbiamo sempre contestato, e lo vuol fare in pratica da dimissionario, quindi con le mani libere". Lo afferma il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, che aggiunge: "Non basta affermare che il patto di stabilita' deve essere approvato ma bisogna verificare chi paghera' la quadratura dei conti. 

domenica 14 marzo 2010

Inchiesta Trani, Di Pietro: «Berlusconi mi teme»

DE MAGISTRIS: «INTIMIDAZIONE DAL MINISTRO ALFANO»

Il leader idv commenta le notizie sull'inchiesta di Trani: «Attentato politico a democrazia grosso come una casa»

Di Pietro (Ansa)
Di Pietro (Ansa)
TORINO - «È comprensibile che Berlusconi mi tema perché vede in me e nell'Italia dei Valori una spina nel fianco». Antonio Di Pietro commenta così le presunte affermazioni nei suoi confronti del presidente del Consiglio Berlusconi intercettate nell'inchiesta di Trani («Non voglio più vedere Antonio Di Pietro in tv»). «Per anni - sostiene l'ex magistrato nel corso di un incontro elettorale in provincia di Torino - siamo stati l'unica opposizione chiara nei contenuti e determinata nell'azione. Finalmente, come ha dimostrato la manifestazione a Roma, anche i cittadini e gli altri partiti politici hanno capito che prima ci liberiamo del nefasto Berlusconi prima possiamo parlare di economia, di lavoro, di tutela dell'ambiente e del territorio».

«ATTENTATO ALLA DEMOCRAZIA» - La vicenda che sta emergendo dall'inchiesta di Trani, afferma Di Pietro, «è un attentato politico alla democrazia grosso come una casa». «Il presidente del Consiglio - osserva l'ex magistrato di Mani Pulite - non solo non vuole farsi criticare, ma si attiva anche perché venga zittita la voce dell'opposizione». Quanto all'invio degli ispettori alla procura di Trani, annunciato dal ministro Alfano, Di Pietro è categorico: «Mi pare che sia prematuro parlare di questo, così come di eventuali competenze territoriali. Si stanno accertando dei fatti penalmente rilevanti, bisogna aspettare che venga completato l'esito delle indagini».

DE MAGISTRIS: INTIMIDAZIONE - L'Idv accusa il governo di voler bloccare l'inchiesta su Rai e Agcom. «La decisione del ministro della Giustizia Alfano di inviare gli ispettori è una vera e propria intimidazione nei confronti della magistratura, che avviene quando sono ancora in corso indagini delicate che riguardano anche il presidente del Consiglio - attacca l’eurodeputato Luigi de Magistris -. La procura di Trani ha il diritto di lavorare in piena autonomia e indipendenza, come sancito dalla Costituzione. Purtroppo, assistiamo all'ennesima pesante e gravissima invasione di campo da parte di un esecutivo.

corriere della sera 14 marzo 2010

sabato 27 giugno 2009

Lodo Alfano: Due giudici a cena con Berlusconi


Note: ricordiamo che il 6 ottobre è stata fissata l'udienza per giudicare la costituzionalità del Lodo Alfano

Sono membri del collegio che dovrà giudicare la costituzionalità del "Lodo"
Mazzella: è un mio amico, invito chi voglio. L'Idv: dimissioni

Giudici a cena col premier e Alfano
Bufera su due membri della Consulta

di LIANA MILELLA


Giudici a cena col premier e Alfano Bufera su due membri della Consulta

Luigi Mazzella

ROMA - Il 6 ottobre dovranno cominciare a decidere sulla costituzionalità del lodo Alfano, ma nel frattempo vanno a cena, "privatamente" a sentire il padrone di casa, con l'autore e insieme destinatario del medesimo scudo anti-processi. Seduti allo stesso tavolo due giudizi della Consulta, Luigi Mazzella (l'ospite) e Paolo Maria Napolitano, Berlusconi, il Guardasigilli Angelino Alfano, il sottosegretario Gianni Letta, i presidenti delle commissioni Affari costituzionali della Camera Donato Bruno e del Senato Carlo Vizzini. Per parlare anche di una bozza di riforma costituzionale della giustizia, scritta dallo stesso Mazzella, che separa le carriere, sostituisce i pm con gli "avvocati dello Stato", cambia il Csm e la Consulta.

LEGGI SULL'ESPRESSO

Lo rivela L'Espresso e scoppia il pandemonio. Antonio Di Pietro è drastico: "Ci sono due giudici della Corte che fanno i "consigliori" del principe e si mettono al suo servizio per dargli le migliori indicazioni per fare leggi che gli facciano mantenere l'impunità". Ancora: "C'è una grave incompatibilità e un conflitto d'interessi. La Corte non si pronunci sul lodo Alfano fino a quando i due giudici non si saranno dimessi".

Tutta l'Idv è con lui. Ecco l'ex pm Luigi De Magistris: "È l'ennesima confusione tra interessi istituzionali o interessi privati. Non è opportuno che alcuni giudici banchettino con il principale interessato di una così importante decisione". Rincara la dose il senatore Luigi Li Gotti: "Berlusconi ha messo in grave imbarazzo due componenti della Corte pregiudicandone la terzietà". A destra la musica è tutt'altra e la cena, che si è svolta a maggio in via Cortina d'Ampezzo, non scandalizza. Per il capogruppo Pdl al Senato Gaetano Quagliariello le accuse dell'Idv sono "ridicole" e si risolvono "in una pressione obliqua e indebita sulla Consulta".

Il responsabile giustizia del Pdl Niccolò Ghedini non vede nella cena "nulla di strano perché i giudici non vivono sul monte Athos ed è normale che frequentino le alte cariche. Se passasse il principio, Napolitano non dovrebbe più incontrare Berlusconi se deve firmare una legge importante, o il presidente della Corte dei conti o della Cassazione se devono prendere decisioni contabili, penali o civili. Spero che il Quirinale intervenga perché questa è un'aggressione alla Corte".

La Consulta è in subbuglio. Giusto nel giorno in cui il presidente Francesco Amirante rende noto, dopo aver firmato la convocazione d'udienza, che la discussione sul lodo Alfano partirà il 6 ottobre, relatore il tributarista Franco Gallo (nominato nel 2004 dall'ex presidente Ciampi). La cena è oggetto di riservati capannelli mentre gli alti giudici incontrano dei colleghi russi. Nessun commento, neppure degli ex della Corte. Ma, off the records, prevale lo sconcerto per un incontro che ne pregiudica l'imparzialità in un momento delicatissimo. Napolitano tace. E Mazzella definisce Berlusconi "un vecchio amico" (fu suo ministro della Funzione pubblica nel 2003) e s'infuria.

Scrive all'Espresso e con l'Ansa rivendica il diritto di cenare con chi gli pare: "Stiamo scherzando? Allora dovrei astenermi da tutti i lavori della Corte. A cena invito chi voglio. A casa mia vengono tutti, dall'estrema sinistra alla destra, sono amico personale di Bertinotti e di tante altre persone che vivono nel mondo della politica".

Ma non è scorretto che chi deve decidere sul lodo Alfano vada a cena con lo stesso Alfano e con Berlusconi? Replica secca: "Non credo che io, da individuo privato, debba dar conto delle cene che faccio". Neppure se in ballo c'è una decisione delicata? "In casa mia invito chi voglio e parlo di quello che voglio".

(la repubblica 27 giugno 2009)